{"id":350,"date":"2019-12-08T20:15:15","date_gmt":"2019-12-08T19:15:15","guid":{"rendered":"http:\/\/morteorazione.advisualweb.it\/?page_id=350"},"modified":"2026-02-20T14:05:20","modified_gmt":"2026-02-20T14:05:20","slug":"la-nostra-storia","status":"publish","type":"page","link":"https:\/\/morteeorazionelanciano.it\/?page_id=350","title":{"rendered":"La nostra storia"},"content":{"rendered":"<p>[et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; fullwidth=&#8221;on&#8221; admin_label=&#8221;Header Section&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_color=&#8221;#000000&#8243; custom_padding=&#8221;|||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_fullwidth_slider use_bg_overlay=&#8221;off&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; min_height=&#8221;683px&#8221; custom_margin=&#8221;||-23px|||&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|||&#8221; auto=&#8221;on&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][et_pb_slide _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; background_image=&#8221;https:\/\/morteeorazionelanciano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/bg1.png&#8221; background_enable_image=&#8221;on&#8221; custom_padding=&#8221;||||false|false&#8221; hover_enabled=&#8221;0&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; sticky_transition=&#8221;on&#8221; title_text=&#8221;bg1&#8243; sticky_enabled=&#8221;0&#8243;][\/et_pb_slide][\/et_pb_fullwidth_slider][\/et_pb_section][et_pb_section fb_built=&#8221;1&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; background_color=&#8221;#000000&#8243; locked=&#8221;off&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221; custom_margin=&#8221;20px|||||&#8221; min_height=&#8221;2815.9px&#8221;][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; module_id=&#8221;STORIA&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/morteeorazionelanciano.it\/wp-content\/uploads\/2019\/10\/logo-e1571682157829.png&#8221; title_text=&#8221;logo&#8221; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<h1><span style=\"color: #ffffff;\">STORIA<\/span><\/h1>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Alla fine del XVI sec., nel corso di una grave epidemia di peste, diversi devoti lancianesi, vedendo che nelle campagne e, talvolta, anche in citt\u00e0, molti defunti poveri rimanevano insepolti, cominciarono a dare una cristiana sepoltura a chi moriva in povert\u00e0, accompagnando liturgicamente i loro cadaveri e suffragandoli con il sant\u2019uffizio della messa.<\/p>\n<p>Si assolveva cos\u00ec l&#8217;impegno della prima Compagnia Confraternale di <em>&#8220;gentiluomini&#8221;<\/em> lancianesi: i Confratelli &#8220;<em>facevano la carit\u00e0<\/em>&#8221; di portare a spalla i cadaveri di dentro e fuori le mura della citt\u00e0, dalla casa del defunto alla chiesa parrocchiale o ad altra chiesa destinata per l&#8217;inumazione. Essi indossavano una tunica nera legata alla vita con un cordone di crine nera e si coprivano la bocca e il naso con un panno bianco perch\u00e9 molti cadaveri, abbandonati per lungo tempo, erano gi\u00e0 in via di decomposizione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_margin=&#8221;||-88px|||&#8221; custom_padding=&#8221;||0px|11px||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p>Col passare del tempo questi decisero di dare vita ad una Compagnia stabile, dato che in quegli anni avevano acquistato sempre pi\u00f9 la fiducia e la protezione dei prelati della Diocesi, ma soprattutto l&#8217;ammirazione e la gratitudine della popolazione per la loro opera pietosa di dare sepoltura ai defunti e perch\u00e8 mostravano zelo nella pia pratica dell&#8217;orazione e nell&#8217;aiuto ai bisognosi. Ebbe cos\u00ec origine la Confraternita della Buona Morte e Orazione in Lanciano, costituita da una Compagnia di &#8220;<em>gentiluomini<\/em>&#8221; adoranti l&#8217;effigie del Cristo Morto, che ebbe la sua prima sede all\u2019interno della chiesa parrocchiale di San Martino, nel quartiere di Lanciano Vecchia, nella quale rimase per circa tredici anni.<\/p>\n<p>Poich\u00e9 i Sommi Pontefici concedevano benefici spirituali ed indulgenze, per godere di tali opere, la Confraternita si diede il titolo della &#8220;Buona Morte&#8221; e si rivolse all&#8217;Arciconfraternita della &#8220;Morte e Orazione&#8221; di Roma, nata con le stesse finalit\u00e0, per essere ad essa aggregata.<\/p>\n<p>Infatti il Pontefice Pio IV, con la bolla &#8220;<em>Divina Providentiale Clementia<\/em>&#8220;, del 17.XI.1560, aveva concesso all&#8217;Arciconfraternita di Roma il diritto di fondare ed aggregare altre Confraternite, che, ovunque fondate, avrebbero goduto delle indulgenze e dei privilegi concessi all&#8217;Arciconfraternita madre di Roma.<\/p>\n<p>Fu cos\u2019\u00ec che il 25 Maggio dell&#8217;anno 1608 la Confraternita venne ascritta all&#8217;Arciconfraternita di Roma.<\/p>\n<p>Con il passare degli anni i Confratelli si resero conto che la loro attivit\u00e0 poco conciliava con l&#8217;operato della parrocchia per cui con le elemosine ed i lasciti acquisiti comprarono un sito nel quartiere del Borgo e vi costruirono una Chiesa dedicandola al Patriarca San Giuseppe protettore della Buona Morte.<\/p>\n<p>Il sito si trovava presso il Convento dei Frati Conventuali, lungo la strada a sinistra verso la porta della citt\u00e0 detta di Sant\u2019Angelo, la strada odierna che va dalla chiesa del Miracolo Eucaristico sino a sfociare nel piazzale della Pietrosa.<\/p>\n<p>La richiesta della costruzione della Chiesa fu approvata dall&#8217;Arcivescovo Romero il 19.X.1620, mentre il passaggio alla nuova chiesa avvenne, dopo che fu benedetta dall&#8217;Arcivescovo Gervasio, il 02. VII. 1622 dove fu traslata la Compagnia della Morte.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/morteeorazionelanciano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/03\/DSC_0131.jpg&#8221; title_text=&#8221;DSC_0131&#8243; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row column_structure=&#8221;1_2,1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_image src=&#8221;https:\/\/morteeorazionelanciano.it\/wp-content\/uploads\/2020\/02\/Olivier-Jules56-scaled-1.jpg&#8221; title_text=&#8221;Olivier Jules56&#8243; _builder_version=&#8221;4.27.5&#8243; custom_padding=&#8221;4px|||||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][\/et_pb_image][\/et_pb_column][et_pb_column type=&#8221;1_2&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_text _builder_version=&#8221;4.16&#8243; custom_padding=&#8221;||0px|11px||&#8221; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p>I Confratelli, pian piano, si avvicinarono sempre pi\u00f9 con fede e devozione al culto di San Filippo Neri, facendo diventare la Chiesa un Oratorio dedicato a questo Santo ed assumendo un altro fine: quello della vestizione degli ignudi.<\/p>\n<p>Per tutto ci\u00f2 la Confraternita ottenne un diploma datato 07.I.1777, munito di Regio assenso col quale si aggiungeva\u00a0 all&#8217;originario titolo della &#8220;Compagnia della Morte e Orazione&#8221; quello di <em>&#8220;sotto la protezione di San Filippo Neri&#8221;.<\/em><\/p>\n<p><strong>C<\/strong>on il passare degli anni, il numero degli iscritti alla Confraternita aument\u00f2 notevolmente, ci\u00f2 contribu\u00ec ad incrementare il suo prestigio ed autorit\u00e0, sin ad arrivare a chiedere il riconoscimento ufficiale alla Corte di Napoli che non manc\u00f2 di concederlo.<\/p>\n<p>La Confraternita, grazie alle innumerevoli somme di denaro e di beni di cui disponeva a seguito delle numerose donazioni, divenne nella seconda met\u00e0 del 1700 una realt\u00e0 non solo religiosa, ma anche economica, per questo si decise di scindere quella religiosa da quella laica, costituendo per quanto riguarda la prima finalit\u00e0 il Sacro Monte dei Morti mentre per la seconda intenzione si costitu\u00ec il Sacro Monte di Piet\u00e0 o Frumentario.<\/p>\n<p>La Confraternita si occup\u00f2 ancora delle tumulazioni e dell\u2019accompagnamento dei cadaveri nelle Chiese fino a tutta la prima met\u00e0 dell\u2019 800,\u00a0 quanto una serie di leggi ed editti stabilirono che le sepolture dovessero essere eseguite esclusivamente nei cimiteri, da questo momento l\u2019Arciconfraternita si dedica maggiormente al culto del Cristo Morto.<\/p>\n<p>Dal 1915 al 1945 l\u2019umanit\u00e0 dovette affrontare, in uno spazio temporale molto breve, due conflitti mondiali con innumerevoli atrocit\u00e0.<\/p>\n<p>Alla fine della 2\u00b0 Guerra Mondiale ci\u00f2 che restava della vecchia chiesa di San Filippo Neri, gi\u00e0 San Giuseppe del Borgo, non era altro che un edificio pericolante, cos\u00ec nel 1952, l\u2019Arcivescovo Mons. Benigno Migliorini volendo concedere una collocazione pi\u00f9 decorosa ed appropriata alla Confraternita, in modo particolare per il culto tanto sentito dal popolo lancianese nei confronti del Cristo Morto, promulg\u00f2 un suo decreto il 03. XI. 1952 con cui dispose il trasferimento &#8220;in Perpetuo&#8221; della Confraternita dalla Chiesa di San Filippo Neri alla chiesa di Santa Chiara, adiacente all\u2019antico e in disuso convento di clarisse; di tale trasferimento fa fede la lapide murata nella parete destra della Chiesa.<\/p>\n<p>Questo trasferimento, per\u00f2, non si rivel\u00f2 favorevole per quanto riguarda la vita dell\u2019Arciconfraternita, che affront\u00f2 in seguito un periodo di decadenza, con un forte calo nel numero dei confratelli e notevoli difficolt\u00e0 nel proseguire il culto del Cristo Morto e le tradizioni della Settimana Santa.<\/p>\n<p>Nella vita pi\u00f9 recente dell&#8217;Arciconfraternita, grazie alla dedizione di tutti coloro che si sono succeduti alla guida del Sodalizio, nonch\u00e8 dei Confratelli e delle Consorelle , si sono di nuovo rivitalizzate le tradizioni\u00a0 di culto tralasciate e dimenticate con il passare degli anni, ed oggi, oltre alla organizzazione dei centenari riti della Settimana Santa, la Confraternita opera concretamente nel sociale e nel culturale con una serie di iniziative che si svolgono nel corso dell\u2019intero anno.<\/p>\n<p>[\/et_pb_text][\/et_pb_column][\/et_pb_row][et_pb_row _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_column type=&#8221;4_4&#8243; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;][et_pb_toggle title=&#8221;Approfondimenti Storici&#8221; _builder_version=&#8221;4.16&#8243; global_colors_info=&#8221;{}&#8221;]<\/p>\n<p><strong>Quattro secoli di storia<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong><\/p>\n<p><strong>Il Seicento<\/strong><\/p>\n<p>Le fonti dirette per una ricostruzione completa della storia dell\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione sono, in particolare per quanto riguarda la documentazione anteriore agli ultimi due secoli, assai incomplete e lacunose.<\/p>\n<p>L\u2019Archivio Storico dell\u2019Arciconfraternita, dopo le inevitabili quanto deprecabili perdite seguite allo spostamento della sede nella Chiesa di Santa Chiara, nel 1952, \u00e8 stato recuperato e sottoposto ad un sommario ma provvidenziale riordino negli anni passati. La documentazione pi\u00f9 antica \u00e8 raccolta in un volume, che riporta trascrizioni di rogiti riguardanti principalmente il patrimonio del sodalizio e altri vari documenti, a partire dal 1718<a href=\"\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\"><span>[1]<\/span><\/a>(fig. 2).<\/p>\n<p>L\u2019archivio vero \u00e8 proprio \u00e8 costituito da documenti posteriori agli anni 1834 &#8211; 1835, spesso in uno stato di conservazione molto precario, e dai registri dei verbali, che iniziano dal 1863.<\/p>\n<p>Documentazione pi\u00f9 antica \u00e8 reperibile presso l\u2019Archivio Storico Diocesano di Lanciano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gi\u00e0 alla fine del \u2019500, stando alla tradizione<a href=\"\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\"><span>[2]<\/span><\/a>, alcuni lancianesi appartenenti alle pi\u00f9 importanti famiglie, prendendo a modello la Confraternita della Morte, sorta a Roma sotto il pontificato di Paolo III per dare delle onorevoli esequie ai cadaveri che rimanevano insepolti, decisero di associarsi per portare avanti questa pia opera di misericordia corporale alla quale si aggiunse la solenne pratica delle Quarantore, l\u2019adorazione eucaristica che si svolge durante la Settimana Santa, per la durata di quaranta ore, il tempo che, si riteneva, Cristo rimase nel sepolcro.<\/p>\n<p>La devota consuetudine, che risale agli albori del XVI secolo, comporta l\u2019esposizione del Santissimo Sacramento sull\u2019altare, decorosamente ornato di fiori e di ceri, e la preghiera ininterrotta dei fedeli, veniva ripetuta anche altre tre volte nell\u2019arco dell\u2019anno, in occasione della ricorrenza delle Tempora di estate, autunno e inverno.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il pio sodalizio romano, che fu modello per i lancianesi, ha sede, ancor oggi, nella chiesa di Santa Maria dell\u2019Orazione e Morte in Via Giulia (fig. 3), tra il celebre e omonimo Arco e il non meno noto Palazzo Falconieri, che edificata nel 1575 fu poi ricostruita fra il 1733 e il 1737 dall\u2019architetto Ferdinando Fuga<a href=\"\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\"><span>[3]<\/span><\/a> che la elesse anche luogo della sua sepoltura.<\/p>\n<p>La facciata \u00e8 a due ordini di colonne, mentre ai lati vi sono due corpi minori con finestre ovali sopra gli ingressi. Insolito il ricorrente elemento decorativo del teschio, alludente all\u2019emblema della confraternita, che tanto incuriosisce ancor oggi i turisti che si trovano a passare davanti al sacro edificio.<\/p>\n<p>L\u2019interno, con due cappelle per lato e sovrastato da un\u2019ampia cupola, costituisce uno splendido insieme di arte settecentesca, caratterizzato da un ricco apparato ornamentale nel quale si ritrovano continui riferimenti al macabro e alla vita <em>post mortem<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019altare maggiore \u00e8 dominato dalla maestosa<em> Crocifissione<\/em> di Ciro Ferri (1634 \u2013 13 settembre 1689) ma vi sono altre numerose opere d\u2019arte. Nella prima cappella a destra troviamo lo <em>Sposalizio mistico di Santa Caterina <\/em>del XVI secolo. Tra la prima e la seconda cappella destra, <em>Sant\u2019Antonio Abate e San Paolo di Tebe<\/em>, di Giovanni Lanfranco (Parma, 26 gennaio 1582 \u2013 Roma, 30 novembre 1647). Nella seconda cappella, realizzata dall\u2019architetto Paolo Posi (Siena, 1708 \u2013 Roma, 1776), una buona copia del <em>San Michele Arcangelo<\/em> di Guido Reni (Bologna, 4 novembre 1575 \u2013 Bologna, 18 agosto 1642).<\/p>\n<p>Nella prima cappella a sinistra troviamo il <em>Riposo durante la\u00a0 fuga in Egitto<\/em> di Lorenzo Masucci (? &#8211; 1785). Tra la seconda e la prima cappella, sempre a sinistra, <em>San Simeone Stilita<\/em>, anche questa, come le precedenti, opera del Lanfranco, mentre l\u2019altare della seconda cappella sullo stesso lato \u00e8 ornato dal dipinto di Pier Leone Ghezzi (28 giugno 1674 \u2013 marzo 1755) <em>Santa Giuliana Falconieri riceve l\u2019abito da San Filippo Benizi<\/em>, risalente al 1740.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nel sotterraneo \u00e8 possibile visitare quanto resta dell\u2019antico e suggestivo cimitero confraternale.<\/p>\n<p>Sotto il pontificato di Pio IV (1559 &#8211; 1565), la compagnia romana assunse, per volont\u00e0 del Santo Padre, la denominazione di \u201cMorte e Orazione\u201d e venne eretta in Arciconfraternita con facolt\u00e0 di aggregare altri sodalizi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tra i fattori che portarono allo nascita della Confraternita o forse ad una sua pi\u00f9 corretta organizzazione, \u00e8 forse possibile considerare l\u2019influenza del pio e benemerito Monsignor Paolo Tasso, Arcivescovo di Lanciano tra l\u2019aprile del 1588 e il settembre del 1607, cos\u00ec come la preoccupazione per le possibili conseguenze di una nuova epidemia di peste, che and\u00f2 diffondendosi, come riportato da Florindo Carabba<a href=\"\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\"><span>[4]<\/span><\/a>, nel 1606.<\/p>\n<p>La citt\u00e0 di Lanciano a cavallo tra il XVI e il XVII aveva un popolazione di circa 8000 abitanti, destinata a calare nei decenni successivi. Nonostante godesse ancora dei numerosi privilegi concessi dai Sovrani napoletani, confermati da Filippo III proprio nel 1608, sub\u00ec le conseguenze del dominio spagnolo e fu costretta prima alla vendita dei feudi, nel 1624, e poi alla perdita della demanialit\u00e0 avvenuta nel 1629, con l\u2019aprirsi di una causa che si prolung\u00f2 per diversi decenni.<\/p>\n<p>In questo contesto, il 25 maggio 1608, venne riconosciuta l\u2019aggregazione della confraternita lancianese, la cui prima sede fu la chiesa di San Martino nel quartiere di Lancianovecchio, all\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione di Roma.<\/p>\n<p>L\u2019atto di aggregazione<a href=\"\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\"><span>[5]<\/span><\/a> (fig. 1) riporta il nome di Cesare Saraceni<a href=\"\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\"><span>[6]<\/span><\/a> quale primo procuratore dei confratelli. Non ci sono pervenute notizie che possano chiarirci la sua identit\u00e0, ma con ogni probabilit\u00e0 \u00e8 identificabile con don Cesare Saraceno di Casal Bordino il quale fu ordinato il 6 aprile 1601 e aggregato alla chiesa parrocchiale di San Nicola e l\u201911 novembre 1612 divenendo canonico della Cattedrale.<\/p>\n<p>Ben presto il sodalizio dovette rendere conto delle sue attivit\u00e0 ed \u00e8 del 13 gennaio 1613 la richiesta del Vicario Generale dell\u2019Arcivescovo, don Alessandro Caramanico, alle Confraternite, tra le quali \u00e8 citata quella della Morte, di rendere conto della loro amministrazione, ordine che venne ribadito il 13 aprile del 1617, mentre \u00e8 del 29 maggio di quel anno l\u2019invito a presentare l\u2019inventario di tutti i beni<a href=\"\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\"><span>[7]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I timori per la pestilenza del 1606 si rivelarono infondati e lo stesso avvenne tra il 1628 e 1629, quando, dopo una terribile carestia, le citt\u00e0 vennero prese d\u2019assalto da vagabondi e mendicanti in cerca di condizioni di vita migliori rispetto alle campagne, portando come conseguenza il terribile contagio, ma l\u2019epidemia, che \u00e8 quella descritta da Alessandro Manzoni nei <em>Promessi Sposi<\/em>, sconvolse il nord d\u2019Italia senza toccare la nostra regione e i confratelli furono occupati soprattutto nella costruzione della loro chiesa nel quartiere del Borgo consacrata, tra il 1622 e il 1623<a href=\"\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\"><span>[8]<\/span><\/a>, a San Giuseppe sposo di Maria, invocato come Protettore della \u201cbuona morte\u201d.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La venerazione per San Giuseppe, \u00e8 assai antica e risale ai primi secoli del Cristianesimo come testimoniato dal testo apocrifo a lui dedicato, <em>Storia di Giuseppe il falegname<\/em>, che risale con tutta probabilit\u00e0 al VI secolo<a href=\"\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\"><span>[9]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>Tra le vicende agiografiche che vi sono narrate una parte importante, e assai originale rispetto a quanto riportato in altri vangeli apocrifi, \u00e8 dedicata alla morte del Santo Patriarca, il quale, avendo accettato in sposa Maria acconsentendo a divenire padre putativo del Redentore, avrebbe avuto il dono di una molta dolcissima, a centoundici anni secondo la tradizione, senza sofferenza.<\/p>\n<p>L\u2019apocrifo riporta anche quella che sarebbe stata la sua toccante preghiera:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>[13, 1] \u201c<em> Dio, autore di ogni consolazione (2 Cor 1, 3), Dio di ogni misericordia e Signore di tutto il genere umano, Dio della mia anima, del mio spirito e del mio corpo. Supplichevole, io ti venero, o Signore e Dio mio: se ormai sono terminati i miei giorni ed \u00e9 giunto il momento nel quale debbo uscire da questo mondo, inviami, te ne prego, il grande Michele principe dei tuoi angeli santi, e resti con me affinch\u00e9 la mia povera anima esca senza difficolt\u00e0, senza paura e senza impazienza da questo corpo travagliato. <\/em><\/p>\n<p><em>[2] Una grande paura e una veemente tristezza si impadronisce infatti dei corpi nel giorno della loro morte, sia che si tratti di un maschio che di una femmina, di un animale domestico o di una bestia selvatica, di un essere che cammina sulla terra o vola nell&#8217;aria: in conclusione, grande \u00e9 la paura e immenso lo sfinimento che attanaglia le anime quando escono dai loro corpi e ci\u00f2 vale per tutte le creature che sono sotto il cielo e hanno in se stesse uno spirito vitale (Gn 6, 17), tutte sono scosse da paura. <\/em><\/p>\n<p><em>[3] Or dunque, o Signore e Dio mio, sia presente con il suo aiuto alla mia anima e al mio corpo il tuo angelo santo fino a quando si saranno separati. Non sia allontanata da me la faccia dell\u2019angelo che mi \u00e9 stato dato come custode dal giorno della mia formazione, mi sia invece compagno di viaggio fino a quando mi condurr\u00e0 fino a te: il suo volto mi sia sereno e ilare, e mi accompagni in pace. <\/em><\/p>\n<p><em>[4] Non permettere invece che, fino a quando io sar\u00f2 giunto felicemente a te &#8211; sulla strada che avr\u00f2 da percorrere &#8211; mi si avvicinino demoni dall\u2019aspetto spaventoso. Non permettere che i portieri impediscano all\u2019anima mia l&#8217;ingresso in paradiso. Scoprendo i miei delitti, non espormi alla vergogna davanti al tuo terribile tribunale. Non mi assalgano i leoni. I flutti del mare di fuoco (Dn 7, 10) &#8211; che ogni anima deve attraversare &#8211; non sommergano l\u2019anima mia prima che sia giunta a contemplare la gloria della tua divinit\u00e0. <\/em><\/p>\n<p><em>O Dio, giudice giustissimo (2 Tm 4, 8), tu che giudicherai i mortali con giustizia e equit\u00e0 (Sal 97, 9), e darai a ognuno secondo le sue opere, o Signore e Dio mio, stammi vicino con la tua misericordia, e illumina la mia vita affinch\u00e9 io giunga a te: tu sei, infatti, la sorgente ripiena di ogni bene e di gloria in eterno. Amen\u201d<a href=\"\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\"><span><strong>[10]<\/strong><\/span><\/a>.<\/em><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La figura di San Giuseppe era quindi oggetto di diffusa venerazione popolare, testimoniata sia dalla frequenza del nome Giuseppe in tutti gli ambiti sociali, sia dalla ricca produzione artistica dedicata al Santo.<\/p>\n<p>Purtroppo la statua del Santo posseduta dalla Confraternita e documentata fino allo spostamento a Santa Chiara, \u00e8 andata perduta anche se pare ne rimangano il bastone fiorito e un cuore d\u2019argento che oggi ornano la statua collocata su uno degli altari laterali della chiesa parrocchiale di Santa Lucia (fig. 4).<\/p>\n<p>La statua antica non doveva essere molto dissimile da quella che ancora oggi si trova in una nicchia nella sagrestia di Santa Maria Maggiore (fig. 5), realizzata in ambito napoletano alla met\u00e0 del secolo XIX. Il simulacro, in legno scolpito e dipinto, tessuto e con i tipici elementi iconografici, il bastone fiorito e il cuore(fig. 6) in argento, raffigura il Santo frontalmente, \u00a0con il braccio sinistro piegato all\u2019altezza del fianco a sorreggere il Bambino mentre la mano destra tiene il bastone (fig 7).<\/p>\n<p>Nella chiesa di Santa Maria Maggiore, si trova un\u2019altra bella opera, un dipinto di scuola napoletana (fig 8) risalente al XVIII secolo, nel quale il Santo Patriarca \u00e8 rappresentato a met\u00e0 figura, leggermente girato di profilo, in atto di stringere e di appoggiarsi al bastone fiorito, suo attributo iconografico. L\u2019opera \u00e8 impreziosita da una raffinata cornice coeva, in legno dorato, decorata con intagli a girali di foglie. Sempre per quanto riguarda le opere pittoriche \u00e8 degno di nota anche l\u2019ovale dipinto d\u2019ambito romano del primo quarto dell\u2019800, raffigurante <em>San Giuseppe ed il Bambino<\/em> (fig 9) che si trovava nella Cappella della Confraternita dell\u2019Addolorata di Santa Lucia<a href=\"\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\"><span>[11]<\/span><\/a> e oggi al Museo Diocesano.<\/p>\n<p>La devozione per il Santo Patriarca non si fermava certo entro i confini della Cappella Confraternale ma aveva, come gi\u00e0 detto, ampia diffusione anche negli ambiti delle pratiche religiose private come mirabilmente testimoniato dallo straordinario <em>San Giuseppe<\/em> (fig. 10) scultura lignea napoletana, risalente al \u2018700, un tempo oggetto della pia devozione della famiglia Stella Maranca Antinori, presso il cui oratorio di palazzo si trovava. L\u2019opera rappresenta il Santo a figura intera, vestito di un ricco abito e di un ampio mantello con ai piedi eleganti calzari. Il curatissimo lavoro d\u2019intaglio \u00e8 impreziosito dall\u2019aureola e dal bastone fiorito, entrambi in argento sbalzato e cesellato. Colpisce la tenerezza, quasi dolente, di San Giuseppe che teneramente tiene il Bambino serenamente assopito sulla sua spalla mentre con una mano ne sostiene amorosamente il piccolo piede paffuto.<\/p>\n<p>Sempre alla medesima famiglia apparteneva un altro importante dipinto che ha per soggetto <em>San Giuseppe<\/em> (fig. 11) attribuito all\u2019abile mano del pittore Giacinto Diano (Pozzuoli 28 marzo 1731 \u2013 Napoli 3 agosto 1803) ed \u00e8 passato da questa al Museo Diocesano.<\/p>\n<p>Pi\u00f9 modesti per epoca ed esecuzione sono un popolare <em>San Giuseppe<\/em> (fig. 12) realizzato in legno, stucco e tessuto risalente della seconda met\u00e0 dell\u2019ottocento, ancora con il suo scarabattolo in legno intagliato e un<em> San Giuseppe<\/em> (fig. 13) in carta pesta, circondato da un padiglione fiorito e destinato ad essere conservato, come era d\u2019uso un tempo per questi assai delicati oggetti, sotto una campana di vetro.<\/p>\n<p>Pure interessanti si rivelerebbero certamente altre due opere, una scultura e un dipinto, ora nei depositi del Museo Diocesano. La scultura \u00e8 in cartapesta (fig. 14) con elementi in legno per la struttura, risale al XIX secolo e purtroppo non ne \u00e8 nota la provenienza, il dipinto (fig. 15) invece, di piccole dimensioni, si trovava un tempo nella chiesa di San Bartolomeo, lungo il viale dei Cappuccini. Di sicura esecuzione tardo settecentesca l\u2019opera \u00e8 purtroppo compromessa da alcune lacerazioni ma ci restituisce la bella immagine di San Giuseppe, riconoscibile dal bastone fiorito, col Bambino in atto di cingergli il capo con una corona di fiori.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante la prima met\u00e0 del \u2018600 il Sodalizio crebbe e, dopo la costruzione della nuova chiesa, numerosi furono coloro che morendo lasciarono legati a beneficio dell\u2019anima loro e a favore della Confraternita, come si pu\u00f2 evincere da numerosi atti notarili dell\u2019epoca riportati dal Bocache.<\/p>\n<p>Gi\u00e0 nel 1632 quindi troviamo traccia nei documenti del primo ampliamento della chiesa con l\u2019acquisto, da parte dei procuratori dottor Antonio Palizzi, Don Giovanni Capretti e il Magnifico Pietro Rossi, con l\u2019assistenza del notaio Giangiacomo De Giorgio, di un fabbricato contiguo alla fabbrica del pi\u00f9 antico nucleo della cappella.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dal 17 marzo del 1635, secondo quanto tramandato dal Bocache che consult\u00f2 un documento oggi perduto, la Confraternita aggiunse al titolo originario quello dell\u2019Immacolata Concezione di Maria che le venne attribuito per lo zelo del Reverendo Padre Giovan Domenico Caputi, Gesuita, il quale trovandosi in Lanciano come predicatore volle avvicinare i confratelli, tutti appartenenti ai pi\u00f9 distinti casati cittadini, alla Compagnia di Ges\u00f9.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I timori per le conseguenze di un\u2019epidemia, ai quali si accennava in precedenza, trovarono invece una triste conferma nella violenta pestilenza che colp\u00ec la Citt\u00e0 poco pi\u00f9 di vent\u2019anni dopo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019epidemia inizi\u00f2 intorno al giugno del 1656 e meno di un anno dopo, nel marzo del 1657 essa aveva praticamente dimezzato la popolazione. La pestilenza del 1656 fu particolarmente disastrosa per tutta l\u2019Italia meridionale. Il contagio, che si diffuse rapidamente tra tutte le classi sociali, ebbe inizio probabilmente in seguito alla fiera della primavera di quell\u2019anno, forse portata dei mercanti sbarcati nel porto di Ortona. In breve per tutta la citt\u00e0 si sparse, insieme all&#8217;allarme, il terribile morbo. La peste infier\u00ec atrocemente tanto che nel libro dei Morti della chiesa parrocchiale di San Martino si trova l\u2019annotazione \u201cTempore quo homines degebant in tenebra e umbra mortis 1656\u201d. I casi di morte aumentarono progressivamente \u00a0e si pu\u00f2 solo immaginare quale dovettero essere l\u2019impegno, l\u2019abnegazione e il sacrificio dei confratelli della Morte in quei mesi per garantire a tutti il pietoso ufficio di una dignitosa sepoltura. Molti di loro, \u00e8 indubbio, pagarono col prezzo stesso della loro vita questo impegno in soccorso di una popolazione sbigottita nelle fasi pi\u00f9 acute del contagio quando i cadaveri a decine e centinaia erano gettati a mucchi nelle strade, poi caricati su carretti per essere bruciati o sepolti in grandi fosse comuni. In una di queste, ricavata in un pozzo \u201cdi Piccirillo\u201d nei pressi del convento di Sant\u2019Antonio Abate che sorgeva attiguo al ponte dell\u2019Ammazzo, nel versante di Lancianovecchio finirono nel settembre del 1656 il sedicenne Alessandro di Suna e poi suo zio il Canonico Giovan Giuseppe e altri membri della stessa famiglia<a href=\"\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\"><span>[12]<\/span><\/a>. I morti del Borgo furono seppelliti in un pozzo vicino la porta di Sant\u2019Angelo, altri ancora sotto la chiesa di Santa Lucia. I registri parrocchiali in quei mesi presentano numerose lacune dovute alla morte, o talvolta alla fuga, dei parroci. Persino i notai, come riportato dal Carabba, erano costretti a ricevere i testamenti degli appestati dalle finestre per evitare il contagio.<\/p>\n<p>Fortunatamente l\u2019epidemia lentamente regred\u00ec e nel 1658 la vita, per coloro che erano sopravvissuti, sembra, leggendo i documenti, riprendere abbastanza normalmente. Nonostante il drastico calo della popolazione e la scomparsa anche di molti confratelli il sodalizio continu\u00f2, forse anche grazie allo zelo dei suoi membri durante l\u2019epidemia, a ricevere lasciati e donazioni e vi devono essere state anche nuove ammissioni di confratelli in subentro di coloro che erano stati rapiti alla vita terrena dal terribile morbo, spesso insieme alle loro famiglie.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019ingresso nella Confraternita nella quale, come confermato dal Bocache \u201c<em>non venivano ammessi altri Fratelli che Dottori, Gentiluomini e Mercatanti ed altri di questo genere, escludendo gli artigiani eccetto quattro, i quali avevano il solo voto attivo, ma non potevano accedere a cariche onorevoli essendo ricevuti a solo servizio della Confraternita e unicamente per godere frutti speciali\u2026<\/em>\u201dera assai ambito poich\u00e9, grazie all\u2019aggregazione del 1608, venivano riconosciuti ai membri del pio sodalizio lancianese quei medesimi privilegi dei quali godeva la confraternita romana e che andarono accrescendosi nel corso dei secoli per i molti benefici concessi dalle Bolle dei Papi Pio VI, Paolo III, Paolo V, Clemente VIII, Clemente X e altri Pontefici.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I confratelli, nel giorno del loro ingresso nel Sodalizio, potevano lucrare di un indulgenza plenaria che era loro riconosciuta anche in <em>articulo mortis<\/em>, invocando almeno col cuore il Nome Santissimo di Cristo, ogni qualvolta si visitasse la chiesa dell\u2019Arciconfraternita pregando secondo la personale devozione, nell\u2019esposizione delle Quarantore soffermandosi a pregare per l\u2019estirpazione delle eresie, per la concordia e la pace tra i Principi Cristiani e per la esaltazione della Santa Madre Chiesa, nel venerd\u00ec di Passione dedicato all\u2019Addolorata, intervenendo alla novena o al triduo preparatorio, in occasione della festivit\u00e0 della Nativit\u00e0 di Maria e di quella di San Michele Arcangelo, intervenendo almeno cinque volte alla novena, visitando la chiesa dell\u2019Arciconfraternita nella commemorazione dei fedeli defunti o nell\u2019ottavario. Nelle festivit\u00e0 dell\u2019Esaltazione della Croce, di Ges\u00f9 Nazzareno, di Santa Caterina e per l\u2019adorazione nell\u2019esposizione delle Quarantore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Varie erano poi le indulgenze parziali come quella di quarant\u2019anni riconosciuta per ciascun associazione di cadaveri in campagna.<\/p>\n<p>Era invece di sette anni e altrettante quarantene per la visita in occasione dell\u2019esposizione delle Quarantore nella chiesa dell\u2019Arciconfraternita e per ciascuna associazione di cadaveri in Citt\u00e0.<\/p>\n<p>Di tre anni ed altrettante quarantene visitando la chiesa dell\u2019Arciconfraternita nel giorno di Natale, nel giorno dell\u2019Invenzione della Croce, nella festivit\u00e0 dell\u2019Assunta e in occasione del Venerd\u00ec Santo e del Corpus Domini.<\/p>\n<p>Di trecento giorni ed altrettante quarantene visitando la chiesa dell\u2019Arciconfraternita, visitando l\u2019esposizione del Santissimo nelle Quarantore ed assistendo ciascuna volta al solenne triduo per l\u2019Addolorata, per la Nativit\u00e0 di Maria Vergine e nella ricorrenza di San Michele Arcangelo.<\/p>\n<p>Di cento giorni per la recita della corona dei morti in pubblico, di cinquanta se la recita fosse stata fatta i privato. Cento giorni di indulgenza erano anche riconosciuti per qualunque opera pia e di carit\u00e0 in qualunque circostanza, e cinquanta giorni in occasione delle festivit\u00e0 della Purificazione e dell\u2019Annunziata.<a href=\"\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><span>[13]<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Curiosi possono apparire ai nostri occhi i privilegi riconosciuti ai pii congregati, come il potersi far celebrare la messa in casa in caso di infermit\u00e0 o la dispensa dal digiuno ecclesiastico e dai cibi di magro nel giorno o giorni di Quaresima, Vigilie ecc. inclusi in una associazione in campagna.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il godimento dei benefici era condizionato, per\u00f2, al rispetto delle regole severe che la vita confraternale imponeva.<\/p>\n<p>I confratelli si impegnavano a vivere <em>una buona et santa vita, et procurare d\u2019acquistare la Gratia del Signor\u2019lddio, et in quella mantenersi con il mezzo de\u2019 suoi Santissimi Sacramenti, et esercitio dell\u2019opere della Misericordia<\/em> animati da <em>spirito di carit\u00e0, di misericordia e di amore per il prossimo\u201d sforzandosi.. \u201cd\u2019udir ogni giorno la santissima Messa; di recitare un Pater, un Ave e una Requiem aeternam per l\u2019anime de\u2019 Fratelli et Sorelle dell\u2019Archiconfraternita ; di fare la carit\u00e0 \u00a0quando saranno chiamati. a seppellire li morti ; di confessarsi ogni mese; di visitare una volta l&#8217;anno\u00a0 le sette chiese per l\u2019anime de\u2019 Morti; di recarsi ogni domenica o giorno festivo nell\u2019Oratorio della Arciconfraternita per recitare il divin\u2019Officio della Gloriosiss\u00edma Vergine Maria, et udire la Messa, all&#8217;Offertorio della quale faranno l&#8217;offerta, sforzandosi di fare qualche elemosina per sovvenire gl&#8217;infermi. Ancora dovranno intervenire a tutte le processioni, non mancando particolarmente alla processione che si fa infra l\u2019ottava del Santissimo Sacramento, et il giorno del Venerdi Santo, nel quale suole l\u2019Arciconfraternita andare a visitare la chiesa di S. Pietro dove si mostrano la Lancia, con la quale fu trafitto il Nostro Signore Gies\u00f9 Cristo, et il Santissimo Sudario<\/em>.<\/p>\n<p>Essi dovevano inoltre offrire il loro contributo <em>ogni anno per elemosina, et ricognitione dell\u2019Archiconfraternita, et sovvenimento delle opere pie che in essa si esercitano, i fratelli doi carlini, et i fratelli di minore et\u00e0 di quattordici anni, uno, et similmente tutte le sorelle un carlino per ciascheduna<\/em>.<\/p>\n<p>L\u2019elenco delle prescrizioni si conclude con l\u2019affermazione che <em>nessuno delli obblighi sopradetti astringa li Fratelli et Sorelle dell\u2019Archiconfraternita, o Compagnie aggregate a essa all\u2019osservanza, sotto pena di peccato mortale, o veniale, ma sia bastevole vincolo a ciascuno l&#8217;amor d\u2019Iddio per causa del quale dovranno fare non solo questi et altri simili pii esercitii, ma tutto quello che potranno, ricordandosi che tutte l\u2019opere pie fatte in gratia d\u2019Iddio per suo amore, serviranno alla salute dell&#8217;anima per condurla alla Celeste Patria, godere l&#8217;eterna gloria et pace; il che Iddio per sua bont\u00e0, et misericordia ci concede. Amen<a href=\"\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\"><span><strong>[14]<\/strong><\/span><\/a><\/em>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Altro aspetto interessante \u00e8 che la Confraternita sia nata come associazione esclusivamente di \u201cgentiluomini\u201d il che rimarr\u00e0 un carattere abbastanza distintivo nel corso dei suoi quattro secoli di storia. Di essa fecero parte i cittadini di maggiore distinzione appartenenti alle pi\u00f9 ragguardevoli famiglie lancianesi, in particolare del quartiere del Borgo, come furono quelle dei Palizzi, dei Rossi, dei Capretti, dei de Archangelis, dei de Giorgio, dei Feramosca, dei Mancini, dei Carabba, dei de\u2019 Cecco, dei Caccianini, dei Petrelli, dei Liberatore, dei Pastoressi e di molte altre ancora.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dall\u2019epoca della fondazione, tra gli elementi immutati, vi \u00e8 quello della veste<a href=\"\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\"><span>[15]<\/span><\/a> che pure essendo assai semplice assume profondi significati simbolici.<\/p>\n<p>L\u2019abito \u00e8 costituita da una lunga tunica nera, detta sacco, uguale per tutti a sottolineare l\u2019eguaglianza dei confratelli accomunati dalla fratellanza in Cristo.<\/p>\n<p>Il nero non \u00e8 percepito per\u00f2, in questo caso, come colore distintivo del lutto ma viene riferito, simbolicamente, al colore della \u201cterra grassa\u201d dei cimiteri, quella terra che, allo stesso tempo, custodisce e rigenera, che accoglie tutta l\u2019umanit\u00e0 nella attesa della Resurrezione.<\/p>\n<p>I fianchi sono cinti da un cordone che nel numero dei nodi mostra ancora dei richiami simbolici \u2013 numerologici.<\/p>\n<p>Segno distintivo della confraternita della Morte \u00e8 il cappuccio nero che copre il volto, simbolo di penitenza e della modestia con la quale bisogna operare il bene, mentre un altro caratteristico elemento \u00e8 costituito dalla pettorina o \u201cbavarola\u201d, un rettangolo di stoffa bianca plissettata che viene allacciato sotto la gola la cui funzione originaria era quella di essere alzato sul volto e legato dietro la nuca a protezione delle vie respiratorie durante il pio ufficio della raccolta e dell\u2019inumazione dei defunti.<\/p>\n<p>Di quanto l\u2019attuale abito sia simile a quello dei primi anni di vita del sodalizio ci fornisce un\u2019interessantissima testimonianza la figura riportata nell\u2019opera di Cesare Vecellio<a href=\"\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\"><span>[16]<\/span><\/a> che ci ha tramandato un abito da confratello incappucciato della \u201cbuona morte\u201d (fig. 17).<\/p>\n<p>Nella xilografia possiamo distinguere, oltre all\u2019inconfondibile \u201csacco\u201d e al cappuccio, il medaglione sul petto, l\u2019emblema del pellicano sul cappuccio. Nella mano sinistra vediamo un sistro, mentre nella destra tiene una tabella con l\u2019immagine di Cristo.<\/p>\n<p>Il medaglione sul petto \u00e8 il segno distintivo dell\u2019appartenenza alla confraternita, associato, nel caso dei diversi pii sodalizi, ai colori della tunica e della mozzetta, il corto mantello che copre le spalle.<\/p>\n<p>L\u2019emblema del pellicano rappresenta, nella simbologia cristiana, lo stesso Cristo. Secondo un\u2019antica credenza il pellicano nutriva i suoi piccoli con la sua carne e il suo sangue, lacerandosi il petto col becco, da qui la similitudine con il sacrificio di Cristo che versa il sangue per la redenzione dell\u2019umanit\u00e0, che ha trasformato questo animale palustre in un simbolo di piet\u00e0, amore e carit\u00e0 per il prossimo. Il pellicano era anche presente, secondo quanto tramandato dai confratelli pi\u00f9 anziani, sull\u2019antica coltre funebre del simulacro del Cristo morto.<\/p>\n<p>Il sistro, uno strumento costituito da dischi di metallo legati ad un supporto di legno o di cuoio, aveva la medesima funzione, delle raganelle o battole, veniva utilizzato durante i riti della Settimana Santa, ma era uno strumento processionale gi\u00e0 all\u2019epoca degli Egizi, associato al culto della dea Iside. Nella nostra diocesi se ne conosce un solo esemplare superstite nel patrimonio dell\u2019Arciconfraternita di Maria Santissima della Piet\u00e0 e Concezione presso la chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano (fig. 18).<\/p>\n<p>La tabella con l\u2019immagine sacra richiama un altro importante compito delle Confraternite che era quello dell\u2019assistenza ai condannati a morte. Non ci sono testimonianze documentali dell\u2019attivit\u00e0 dell\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione di Lanciano in questo senso, ma era pratica diffusa nei secoli passati. L\u2019immagine devozionale veniva posta davanti agli occhi del condannato al momento dell\u2019esecuzione in modo da rivolgere la sua mente al mondo ultraterreno e ispirargli santi pensieri, confortandolo e agevolandone il distacco dalle pene del mondo<a href=\"\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\"><span>[17]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 curioso notate la somiglianza, per certi versi, dell\u2019abito confraternale con l\u2019abbigliamento del <em>medico della peste<\/em>, come compare in un\u2019acquaforte di <a href=\"http:\/\/it.wikipedia.org\/w\/index.php?title=Paulus_F%C3%BCrst&amp;action=edit&amp;redlink=1\">Paulus F\u00fcrst<\/a> del 1656 (fig. 19).<\/p>\n<p>Durante l&#8217;epidemia di peste del 1656, a Roma, i medici ritenevano che questo abbigliamento proteggesse dal contagio. Indossavano una tunica cerata, guanti e una sorta di maschera protettiva al cui interno si trovavano sostanze aromatiche, considerate efficaci per contrastare il contagio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Superata la violenta epidemia, la seconda met\u00e0 del XVIII secolo vede progressivamente affermarsi, tra i membri della Confraternita la devozione, ancora oggi perdurante, per San Filippo Neri, forse stimolata dagli Oratoriani, o Filippini, presenti a Lanciano sin dal 1585, quando era stata loro affidata la vicina Abbazia di San Giovanni in Venere, in anni, quindi in cui Filippo Neri era ancora vivente.<\/p>\n<p>All\u2019ultimo quarto del \u2018600 risale il reliquiario a busto del Santo segno tangibile di una devozione gi\u00e0 pienamente sviluppata e matura che trova una conferma sia nei libretti musicali nei quali l\u2019arciconfraternita \u00e8 gi\u00e0 definita<em> sotto l&#8217;auspicii del glorioso S. Filippo Nerij<\/em>, datati al 1714 \u2013 1715, segnalati da Gianfranco Miscia nel suo saggio, sia nella notizia, ricavata dai documenti d\u2019archivio, che la festa del Santo veniva gi\u00e0 celebrata nel 1725.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Settecento<\/strong><\/p>\n<p>A poco meno di un secolo dall\u2019aggregazione, il 12 luglio 1703, l\u2019Arciconfraternita della Morte e orazione di Roma conferm\u00f2 i privilegi e le prerogative del sodalizio lancianese entrato in conflitto con l\u2019Arcivescovo, come narrato dal Bocache e riportato dettagliatamente nel volume sulla confraternita pubblicato nel 2006.<a href=\"\/#_ftn18\" name=\"_ftnref18\"><span>[18]<\/span><\/a><\/p>\n<p>L\u2019inizio del XVIII secolo vide anche la ricostruzione della primitiva chiesa di San Giuseppe danneggiata, pare gravemente dal terremoto del 1706<a href=\"\/#_ftn19\" name=\"_ftnref19\"><span>[19]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>Forse proprio nell\u2019ambito di tali ristrutturazioni, nel 1721, la Confraternita occup\u00f2 una stanza del convento di San Francesco, aprendo un varco dalla contigua sagrestia di San Giuseppe suscitando le rimostranze dei frati. La lite venne composta nel 1726, quando i frati cedettero, con atto di vendita rogato dal notaio Simone Peschio, la stanza, un tempo adibita a \u201cdeposito di legname e potatura di viti\u201d, alla Confraternita per quaranta ducati di cui venti per l\u2019acquisto e venti per le spese di giudizio sostenute dai frati. Tale stanza venne adibita a cimitero dei Confratelli<a href=\"\/#_ftn20\" name=\"_ftnref20\"><span>[20]<\/span><\/a>, divenendo la cosiddetta \u201cTerra Santa\u201d quando, dopo il 1728, l\u2019Arcivescovo Patern\u00f2 volle onorare la confraternita col dono di un sacchetto di Terra Santa da spargere sui cadaveri dei confratelli inumati nella cripta della chiesa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Gli anni tra il 1743 e il 1747 furono particolarmente importanti nella storia cittadina e nella vita della Confraternita per la presenza a Lanciano, come insegnante presso il locale Collegio delle Scuole Pie<a href=\"\/#_ftn21\" name=\"_ftnref21\"><span>[21]<\/span><\/a> tenuto dagli Scolopi, di San Pompilio Maria Pirrotti (fig. 20) il quale fu anche Direttore Spirituale dell\u2019Arciconfraternita ed \u00e8 ricordato per diversi eventi prodigiosi che vi comp\u00ec.<\/p>\n<p>Memorabile quello in occasione del terremoto 1746.<\/p>\n<p>Avendo avuto, durante una preghiera notturna, la visione di una catastrofe imminente che stava per abbattersi sulla Citt\u00e0 si rec\u00f2 in Cattedrale dove fece suonare a distesa le campane e alla gente accorsa allarmata, disse di mettersi a pregare con fervore la Madonna, per aver salva la vita da un terremoto imminente, infatti, Lanciano fu risparmiata dal sisma, mentre altre localit\u00e0 abruzzesi, subirono ingenti danni.<\/p>\n<p>Altrettanta fama ebbe il miracolo compiuto per il giovane Giovanni Capretti.<\/p>\n<p>A memoria dell\u2019evento, nel giorno della canonizzazione del Santo gli eredi Capretti fecero collocare una lapide commemorativa (fig. 21) lungo lo scalone del loro antico palazzo, in Corso Roma.<\/p>\n<p>L\u2019epigrafe<a href=\"\/#_ftn22\" name=\"_ftnref22\"><span>[22]<\/span><\/a>, che ancora si trova laddove venne originariamente collocata, cos\u00ec recita:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>TRA IL 1740 \u2013 1744<\/p>\n<p>IN QUESTA CASA<\/p>\n<p>GIOVAN NICOLA CAPRETTI<\/p>\n<p>ADOLESCENTE<\/p>\n<p>PER GRAVE MORBO PRESSO A MORIRE<\/p>\n<p>GRARIVA ISTANTANEAMENTE<\/p>\n<p>PER LA PRESENZA E LE PRECI<\/p>\n<p>DEL SUO MAESTRO<\/p>\n<p>PADRE POMPILIO MARIA PIRROTTI SCOLOPIO<\/p>\n<p>OGGI SANTIFICATO<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>A RICORDO DEL PRODIGIO<\/p>\n<p>LA FAMIGLIA CAPRETTI<\/p>\n<p>19 MARZO 1934<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Durante la sua permanenza a Lanciano, oltre all\u2019impegno come educare, San Pompilio profuse molte energie nel dedicarsi, cos\u00ec come aveva fatto nella sua precedente sede, a Francavilla Fontana, alle cure della Confraternita della Morte ed Orazione<em>. <\/em><\/p>\n<p>I confratelli, sotto la direzione spirituale di San Pompilio, si riunivano, come tramandatoci dal Bocache<a href=\"\/#_ftn23\" name=\"_ftnref23\"><span>[23]<\/span><\/a> in un:<\/p>\n<p><em>\u00a0\u2026soccorpo devotissimo dove sono ordinate sei casse per allogare i cadaveri aspersi di Terra Sacra ed il Cimitero per conservare le osse de\u2019 Fratelli e Sorelle tanto della Congregazione, quanto del Monte del Suffragio. Vi resta anche una stanza ben ordinata che chiamano, non so per qual ragione, Spezieria, dove si conservano i teschi spurgati de\u2019 Fratelli defunti col di loro nome in fronte per averne presente la loro memoria \u2026 Nel Venerd\u00ec Santo evvi una funzione devotissima esponendosi il Cristo defunto con la Vergine Addolorata e le tre Marie, parata la Chiesa a bruno, col discorso pubblico la sera.<\/em><\/p>\n<p>Osvaldo Tosti<a href=\"\/#_ftn24\" name=\"_ftnref24\"><span>[24]<\/span><\/a>, biografo del Santo, afferma che: <em>E\u2019 attraverso la direzione spirituale della \u201cCongregazione della Morte e Orazione\u201d, forse ancor pi\u00f9 che attraverso la scuola, che il P. Pompilio esercit\u00f2 la sua benefica influenza nell\u2019ambiente lancianese<\/em><a name=\"_ftnref55\"><\/a>, mentre F\u00e8lix L\u00e0zaro Matinez sostiene che: <em>la actividad apostolica de padre espiritual de esta Archiconfraternitad resulta de gran inter\u00e8s, no s\u00f2lo por el influjo que haya podio tener en el mismo esp\u00ecritu de Pompilio Maria, sino porque el documento en el que proporziona un dato cronologico muy precioso, para determinar el paradero del santo en estos anos<a name=\"_ftnref48\"><\/a><\/em>, sottolineando la <em>especial inclinaci\u00f2n<a name=\"_ftnref49\"><\/a> <\/em>per la devoluci\u00f2n de las almas <em>del purgatorio<\/em> da parte del Santo sempre cos\u00ec vicino a <em>el pensamiento de la muerte<a name=\"_ftnref50\"><\/a><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p>Prova lampante di questo profondo rapporto tra il padre Scolopio e i cittadini lancianesi \u00e8 la diffusione del nome Pompilio tra i giovani nati in quegli anni a Lanciano. Pompilio \u00e8 il nome imposto al fratello pi\u00f9 piccolo del miracolato Giovanni Capretti, nato nel 1744, mentre un altro Pompilio<a href=\"\/#_ftn25\" name=\"_ftnref25\"><span>[25]<\/span><\/a> nasce l\u2019anno successivo in casa Maranca dal Magnifico Giuseppe Maranca, il cui fratello Filippo \u00e8 marito di Concezia Capretti, e da Vittoria Pantaleone.<\/p>\n<p>Il nome ritorna anche nelle famiglie Bussolo e Spoltore, presso le quali \u00e8 stato tramandato fino ai nostri giorni.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il carisma di padre Pompilio esercit\u00f2 quindi un grande ascendente sui lancianesi e sulle genti dell\u2019intero territorio frentano. A Tornareccio, nel Gioved\u00ec Santo del 1747, la sua predicazione raggiunse un momento di grande commozione, come si pu\u00f2 desumere dagli atti del processo di beatificazione dove si riporta che egli, terminate le sacre funzioni antimeridiane:<\/p>\n<p>\u00a0<em>con una croce di legno, pesante sulle spalle, corona di spine sul capo, a piedi nudi, nelle gambe postesi due forge di ferro e con dette due catene trascinandole in compagnia di alcuni altri ecclesiastici di quel Comune&#8230; sicch\u00e9 fece un viaggio di tal forma di penitenze per cammino disopra a sette miglia, e per strade di campagna spinose, molto sassose e di salite&#8230;<\/em><\/p>\n<p>Ma il 5 novembre successivo, a pochi giorni dalle celebrazioni per la commemorazione dei defunti, P. Manconi cos\u00ec scriveva a Padre Provinciale Cal\u00f2: <em>Stimerei ben fatto che V. R., con qualche prudente mezzo termine, allontanasse dalla Diocesi di Chieti e Lanciano il P. Pompilio, nelle quali intendo che gli sia sospesa la facolt\u00e0 di predicare<\/em>.<\/p>\n<p>La Congregazione Generale, il 21 luglio 1747, ne deliber\u00f2 l&#8217;immediato allontanamento da Lanciano e il suo trasferimento a Napoli, presso la chiesa di Santa Maria di Caravaggio.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Il pensiero della vita ultraterrena perme\u00f2 ogni azione del Santo<a name=\"_ftnref53\"><\/a>, come concordemente ritenuto dai suoi biografi, che fu particolarmente premuroso nelle pratiche di devozione verso i defunti ed in suffragio delle anime del Purgatorio tanto da fondare successivamente a Napoli una confraternita omologa a quella lancianese con la differenza ch\u2019essa era aperta a tutti e non solo ai notabili come nel capoluogo frentano.<\/p>\n<p>La confraternita della <em>Carit\u00e0 di Dio e di Maria SS. del Suffragio,<\/em> fondata nel 1754, ebbe sede proprio presso il collegio scolopio e F\u00e8lix L\u00e0zaro Martinez<a href=\"\/#_ftn26\" name=\"_ftnref26\"><span>[26]<\/span><\/a>, biografo di San Pompilio, sostiene che il sodalizio sia stata fondata dal Santo a seguito dei <em>risultati straordinari che si ottenevano in favore dei defunti<\/em> allorch\u00e9 lo stesso Santo, scendendo con frequenza nella cripta della chiesa, levava al cielo preghiere per le anime del Purgatorio e vi teneva alcuni pii esercizi in loro favore.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Dopo molteplici patimenti e peregrinazioni, il 13 luglio 1766, mentre si trovava in Campi Salentina, dopo aver celebrato la Messa domenicale, si mise nel confessionale, ma ebbe un malore e fu trasportato a letto dove mor\u00ec il 15 luglio all\u2019et\u00e0 di 56 anni.<\/p>\n<p>Era giunto quel momento del quale molti anni prima scriveva:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u2026ormai \u00e8 vicino il tempo della nostra salute, e la chiara luce di Dio ci illuminer\u00e0 nell\u2019oscura notte di questo mondo, e dopo la tempesta ci si rasserener\u00e0 il cielo e sar\u00e0 a noi, siccome agli altri che patiscono per amor di Cristo, data nella vita presente la pazienza, mediante la quale riceveremo l\u2019eterna merc\u00e8. Allegramente! Questa vita \u00e8 brieve, se siamo oggi non saremo dimane. Allegramente! Nel Paradiso voglio sforzarmi di fabbricare un Palazzone per tutti i nostri Parenti. Allegramente! L\u00e0 godremo; qui solo si patisce. Perseveranza!<a href=\"\/#_ftn27\" name=\"_ftnref27\"><span><strong>[27]<\/strong><\/span><\/a><\/em>)<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>I resti mortali di San Pompilio Maria sono custoditi da allora nella chiesa santuario dei Padri Scolopi di Campi Salentina (fig. 22). Leone XIII (1878-1903), il 17 novembre 1878 lo dichiar\u00f2 <u>Venerabile<\/u> ed il 26 gennaio 1890 lo beatific\u00f2 nella basilica di San Pietro in Vaticano. Fu canonizzato il 19 marzo 1934, da Pio XI insieme a San Giuseppe Benedetto Cottolengo, e i confratelli acquistarono subito una sua effige (fig. 23) da esporre alla venerazione dei fedeli. La sua memoria liturgica \u00e8 stata fissata al 15 luglio<a href=\"\/#_ftn28\" name=\"_ftnref28\"><span>[28]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nella seconda met\u00e0 del \u2018700 l\u2019impegno dei confratelli in soccorso dei poveri si ampli\u00f2, grazie ai lasciti di alcuni benemeriti, che vollero istituire un fondo per la \u201cvestizione degli ignudi\u201d.<\/p>\n<p>Il Bocache ricorda il canonico don Giuseppe Cappuccini, il quale, con atto del 23 settembre 1751, don\u00f2 a tale scopo una casa di quattro stanze nel quartiere di Lancianovecchio, ed \u00e8 probabilmente da identificare con l\u2019ignoto benefattore che con atto del 31 gennaio 1757 fece ulteriormente dono della rilevante somma di cento ducati.<\/p>\n<p>Un altro legato importante fu quello del sacerdote don Giuseppe Capretti<a href=\"\/#_ftn29\" name=\"_ftnref29\"><span>[29]<\/span><\/a>, identificabile nel fratellastro di don Giovanni Capretti, del quale si \u00e8 gi\u00e0 scritto a proposito dei miracoli compiuti per intercessione di San Pompilio, il quale, con atto del giorno 11 maggio 1774, erog\u00f2 una somma per la vestizione dei poveri riservando ai membri della sua famiglia il diritto di indicare i nomi dei beneficiari.<a href=\"\/#_ftn30\" name=\"_ftnref30\"><span>[30]<\/span><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con una petizione del 16 novembre 1776, controfirmata da ventotto confratelli, l\u2019Arciconfraternita chiese ed ottenne, con diploma del 7 gennaio 1777<a href=\"\/#_ftn31\" name=\"_ftnref31\"><span>[31]<\/span><\/a> (fig. 24), il riconoscimento Regale, formalizzando, oltre alle regole da rispettarsi, l\u2019aggiunta all\u2019originario titolo della \u201ccompagnia della Morte e Orazione\u201d la dizione \u201csotto la protezione di San Filippo Neri\u201da conferma di una devozione gi\u00e0 sviluppatasi dalla fine del \u2018600 e documentata gi\u00e0 nei primi anni del secolo successivo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019Ottocento<\/strong><\/p>\n<p>Le vicende dell\u2019Arciconfraternita, tra la fine del \u2018700 e l\u2019inizio del secolo successivo, in concomitanza del dominio napoleonico, sotto la spinta delle istanze illuministe che mettevano in discussione l\u2019esistenza stessa delle istituzioni a carattere religioso, devono essere state particolarmente turbolente e cristallizzate nella descrizione, forse un po\u2019 ingenerosa, che il sindaco dell\u2019epoca Simone Peschio ne rende nel suo \u201cRapporto a Giuseppe Napoleone sullo stato della Citt\u00e0\u201d<a href=\"\/#_ftn32\" name=\"_ftnref32\"><span>[32]<\/span><\/a> stilato nel 1806:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Vi sono inoltre molte congregazioni laicali, che sono piuttosto adunanze di ambiziosi ed intriganti piuttosto che luoghi ove esercitarsi alla vera vita cristiana.<\/em><\/p>\n<p><em>Nessuno di cotesti congregati si sperimenta migliore di chi non sia di tali corpi e forse uno ci diventa peggiore.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerazioni ingenerose si diceva, fatte, forse, soprattutto per compiacere il destinatario del documento, ma smentite nella realt\u00e0 da Nicola Talli nelle sue memorie risalenti ad appena un cinquantennio pi\u00f9 tardi.<\/p>\n<p>Il Talli tra le otto confraternite presenti a Lanciano dice, di quella di \u201cSan Filippo\u201d, che essa \u00e8:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00a0<em>costituita da fratelli signori e civili soltanto. I quali adempiono al pio ufficio dell\u2019accompagnamento dei cadaveri dei loro confratelli, delle sorelle, ed anche di tutti coloro che li chiamano ad associare i cadaveri dei loro parenti in qualunque chiesa<\/em><a href=\"\/#_ftn33\" name=\"_ftnref33\"><span>[33]<\/span><\/a><\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>confermando cos\u00ec l\u2019impegno, mai venuto meno, dei membri del pio sodalizio in favore dei bisognosi.<\/p>\n<p>Nell\u2019Ottocento la documentazione disponibile per la ricostruzione delle vicende storiche del pio sodalizio diviene pi\u00f9 abbondante ed \u00e8 quindi possibile avere maggiori e pi\u00f9 dettagliate informazioni sulle vicende che lo riguardarono.<\/p>\n<p>Gli amministratori o, in altri casi, tutti i membri della Confraternita si riunivano periodicamente nella chiesa di San Giuseppe o San Filippo, com\u2019era chiamata nell\u2019uso comune, e le decisioni venivano prese col consenso di tutti i partecipanti.<\/p>\n<p>La procedura seguita era quella del voto con l\u2019uso delle palle bianche, ad indicare il voto positivo, e delle palle nere per esprimere il parere negativo. Alcune volte si chiedeva da parte di qualche consigliere il ricorso allo scrutinio segreto e anche in questi casi si ricorreva al metodo delle palle bianche e nere. Di questo sistema, adottato anticamente anche dal consiglio decurionale della citt\u00e0, come tramandatoci dagli \u201cStatuti Antichi della Citt\u00e0 di Lanciano\u201d, ci resta anche un\u2019interessante testimonianza materiale data dalle pregevoli urne (fig. 27) d\u2019epoca destinate a raccogliere le palle prima dello scrutinio, ancora conservate presso l\u2019attuale sede confraternale.<\/p>\n<p>Il XIX secolo fu un\u2019epoca di grandi cambiamenti, istituzionali, culturali e sociali che trovarono, inevitabilmente, il loro riflesso anche all\u2019interno dell\u2019Arciconfraternita.<\/p>\n<p>Una lettura complessiva degli avvenimenti evidenzia il periodico ripresentarsi di momenti di crisi soprattutto economica, anche gravi, nella vita confraternale. Durante l\u2019occupazione francese vennero fuse le campane di bronzo mentre alla met\u00e0 del secolo, soprattutto per le conseguenze di alcune cause intentate dall\u2019Arciconfraternita e che la videro soccombente, fu persino necessario impegnare le argenterie presso il Monte di Piet\u00e0 dal quale vennero provvidenzialmente riscattate dalla generosit\u00e0 di un confratello, gesto che ha permesso la loro conservazione, quasi integralmente, fino ai nostri giorni.<\/p>\n<p>Negli anni successivi all\u2019Unit\u00e0, quando il Priore e gli altri membri dell\u2019amministrazione furono obbligati a giurare fedelt\u00e0 (fig. 28) al nuovo governo, troviamo il patrimonio dell\u2019Arciconfraternita assai depauperato, e dalla lettura degli inventari emerge come persino gli arredi liturgici si trovassero in un pessimo stato.<\/p>\n<p>Anni di crisi si diceva, ma anche di grande fermento culturale ed economico, che videro l\u2019aumento della compagine sociale e il suo rinnovamento con l\u2019ingresso di membri delle nuove famiglie del ceto borghese in ascesa.<\/p>\n<p>Nel 1867 i confratelli richiesero al Governo la concessione della chiesa del soppresso convento dei Padri Cappuccini, intitolata a San Bartolomeo, presso la quale \u00e8 ipotizzabile, avveniva la sepoltura dei confratelli defunti nel periodo che intercorse tra la proibizione delle inumazioni negli edifici sacri all\u2019interno della citt\u00e0 e la costruzione del nuovo cimitero.<\/p>\n<p>Risale all\u2019anno successivo la costruzione la costruzione della cappella cimiteriale ad uso dei confratelli nel cimitero di Lanciano, della quale si parler\u00e0 pi\u00f9 diffusamente pi\u00f9 avanti, che pure richiese un notevole impegno.<\/p>\n<p>L\u2019Ottocento, per\u00f2, \u00e8 anche il secolo nel quale l\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione va assumendo quelle caratteristiche che ancora oggi la connotano e ne costituiscono gli elementi di identit\u00e0 pi\u00f9 profondi e pi\u00f9 chiaramente riconoscibili all\u2019esterno.<\/p>\n<p>Cessata la funzione originaria, dare degne esequie agli insepolti, che ne aveva determinato la fondazione, se i riti funebri restano comunque un aspetto importante, ma tutto interno, alla vita confraternale, va assumendo progressivamente sempre maggiore importanza, l\u2019organizzazione della celebrazione dei riti della Settimana Santa nei quali la \u201cMorte e Orazione\u201d finir\u00e0 col prevalere su tutte le altre confraternite presenti nella Citt\u00e0, che pure, in origine avevano, certamente, un loro ruolo all\u2019interno delle cerimonie che ricordano la passione e la morte di Cristo.<\/p>\n<p>L\u2019ultimo quarto del secolo vede l\u2019Arciconfraternita arricchirsi per il grande contributo apportato dai musicisti Francesco Masciangelo, Francesco Ravazzoni e Francesco Paolo Bellini le cui composizioni ancora oggi vendono eseguite durante la Settimana Santa e accompagnano il mesto procedere delle processioni.<\/p>\n<p>Un patrimonio culturale straordinario che, giustamente, \u00e8 entrato a far parte della storia dell\u2019intera citt\u00e0 di Lanciano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Il Novecento<\/strong><\/p>\n<p>Con l\u2019inizio del XX secolo l\u2019Arciconfraternita continua a confermare il suo impegno assistenziale nei confronti delle classi pi\u00f9 svantaggiate, ma si riscontrano nuovi episodi di contrasto tra il Clero e i confratelli, in una polarit\u00e0 che per\u00f2 risulta totalmente invertita rispetto a quanto avvenuto nel secolo precedente.<\/p>\n<p>Se nell\u2019Ottocento i motivi di divergenza erano da rintracciarsi nelle posizioni conservatrici della Chiesa Romana rispetto ad una societ\u00e0, com\u2019era quella lancianese della classe dominante, fortemente laicizzata, erede di quello spirito giacobino che aveva animato gli eventi del 1799, prima e successivamente all\u2019adesione all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, col nuovo secolo le parti sembrano invertirsi.<\/p>\n<p>Oggetto del contendere: le modalit\u00e0 di svolgimento della processione del Venerd\u00ec Santo.<\/p>\n<p>Da una parte i confratelli e la popolazione della citt\u00e0 che voleva che nulla venisse mutato, dall\u2019altra l\u2019Arcivescovo Angelo della Cioppa<a href=\"\/#_ftn34\" name=\"_ftnref34\"><span>[34]<\/span><\/a> (Bellona 14 gennaio 1841 \u2013 Lanciano 29 gennaio 1917) che, allineandosi alle direttive romane, intendeva riportare una maggiore severit\u00e0 e rigore a questa celebrazione.<\/p>\n<p>Dietro il generico divieto di effettuare le tradizionali \u201cposate\u201d, ovvero soste durante le quali erano eseguiti i brani musicali, vi erano le nuove disposizioni in materia di musica sacra emanate dalla Santa Sede.<\/p>\n<p>Nonostante una lettera &#8211; manifesto del presule (fig. 29)che invitava i confratelli e la cittadinanza al rispetto nei nuovi orientamenti gravi disordini si verificarono in occasione del venerd\u00ec Santo del 1904, accuratamente narrati dal giornalista Saverio Basciano (15 agosto 1894 \u2013 28 dicembre 1969) nella sua pubblicazione <em>Il Venerd\u00ec Santo del 1904<\/em><a href=\"\/#_ftn35\" name=\"_ftnref35\"><span>[35]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>Fortunatamente le divergenze furono ben presto composte, come riportato nel manifesto stampato a cura dell\u2019Arciconfraternita (fig. 30) l\u2019anno successivo che \u00e8 anche un documento interessante per ricostruire le trasformazioni subite nel corso dei secoli dai riti della Settimana Santa.<\/p>\n<p>Nel 1910 venne anche completamente rinnovato l\u2019interno della chiesa di San Filippo, sotto l\u2019attenta supervisione del confratello ingegner Filippo Sargiacomo.<\/p>\n<p>Nuovi conflitti con le autorit\u00e0 religiose sembrarono ripresentarsi alla met\u00e0 degli anni trenta, sempre a causa delle \u201cposate\u201d durante la processione del Venerd\u00ec Santo, ma le mutate condizioni politiche e sociali, conseguenti alla fine della Prima Guerra Mondiale, fecero s\u00ec che non si rinnovassero i violenti scontri che avevano caratterizzato la primavera del 1904.<\/p>\n<p>Durante gli anni del Fascismo l\u2019Arciconfraternita continu\u00f2 a portare avanti le sue attivit\u00e0, bench\u00e9 il regime cercasse di estendere il suo controllo anche sulle associazioni a carattere religioso alcune delle quali rischiarono di scomparire, quando si cerc\u00f2 di indirizzare ogni forma di attivit\u00e0 assistenziale nello Stato.<\/p>\n<p>Alla met\u00e0 del secolo, in coincidenza con i tristi avvenimenti della Seconda Guerra Mondiale la storia dell\u2019Arciconfraternita \u00e8 contrassegnata dalla straordinaria figura di Monsignor Pietro Tesauri<a href=\"\/#_ftn36\" name=\"_ftnref36\"><span>[36]<\/span><\/a> (Cavriago, 28 novembre 1882 \u2013 Isola del Gran Sasso, 25 agosto 1945) arcivescovo di Lanciano dal 25 maggio 1939 al 25 agosto 1945, ricordato per il suo eroico comportamento durante l\u2019occupazione tedesca di Lanciano. <a href=\"\/#_ftn37\" name=\"_ftnref37\"><span>[37]<\/span><\/a>.<\/p>\n<p>Durante la rivolta del 6 ottobre del 1944 non esit\u00f2, ai primi spari ad aprire la porta della cappella della cappella di San Gaetano, annessa al Seminario affinch\u00e9 vi trovassero rifugio sacerdoti, donne, bambini del quartiere. Lo stesso Seminario venne trasformato prima in rifugio per i feriti poi in ospedale nel quale di persona assisteva i moribondi e amministrava i Sacramenti. Nonostante non ancora si placava. Non esit\u00f2 nemmeno, sotto il fuoco nemico, a recarsi sui luoghi dei combattimenti e si tramanda che a lungo rest\u00f2 in ginocchio a vegliare, nonostante la presenza delle sentinelle tedesche, il corpo di uno dei giovani patrioti trucidati.<\/p>\n<p>All\u2019alba del 7 ottobre si rec\u00f2, a piedi sotto la pioggia, col Podest\u00e0 Antonio Di Jenno, al comando tedesco per implorare dal capitano Foltsche di non avere altre rappresaglie e di non utilizzare i cannoni contro la Citt\u00e0. Quando il 20 novembre inizi\u00f2 il primo bombardamento americano l\u2019Arcivescovo accolse tutti quelli rimasti a Lanciano nei sotterranei dell\u2019Arcivescovado e sotto il Ponte di Diocleziano.<\/p>\n<p>Memorabile resta comunque la circostanza che lo vide farsi Cireneo e accollarsi il peso della croce durante il Venerd\u00ec Santo del \u201943 (fig. 32).<\/p>\n<p>Terminata la guerra, mentre l\u2019Arciconfraternita era parte attiva nelle opere di ricostruzione morale e materiale della Citt\u00e0 i confratelli vollero \u201ccome atto di filiale riconoscenza e d\u2019affetto nominare S. E. l\u2019Arcivescovo Pietro Tesauri Governatore e Direttore Spirituale Onorario Perpetuo\u201d<a href=\"\/#_ftn38\" name=\"_ftnref38\"><span>[38]<\/span><\/a> riconoscendo nella sua opera e nelle sue azioni un esempio eccezionale dello spirito di altruismo che da sempre ha animato il sodalizio e, al tempo stesso, un esempio per tutti i confratelli di Carit\u00e0 e Amore per il prossimo.<\/p>\n<p>Purtroppo pochi mesi dopo, nella notte tra il 24 e 25 agosto del 1945, Monsignor Tesauri mor\u00ec improvvisamente a Isola del Gran Sasso dove si trovava per predicare in occasione della festa di San Gabriele.<\/p>\n<p>Il 6 ottobre 1953, in concomitanza del decimo anniversario della Rivolta del 6 ottobre, la sua salma fu traslata nella Cattedrale di Lanciano, dove fu tumulata, ai piedi della statua della Madonna del Ponte.<\/p>\n<p>Negli anni \u201950 si assiste all\u2019evento forse pi\u00f9 traumatico nella secolare storia dell\u2019Arciconfraternita.<\/p>\n<p>Sopravvissuta al decennio francese, quando gran parte delle congregazioni vennero soppresse o costrette dagli eventi a ridurre notevolmente la loro attivit\u00e0, al difficile periodo successivo all\u2019Unit\u00e0 d\u2019Italia, per effetto dell\u2019orientamento laicista degli stati europei ed in particolare del liberalismo capitalistico dell&#8217;Italia postunitaria, che mise in crisi la presenza stessa delle confraternite nel tessuto sociale, e di riflesso anche in quello religioso, ed al periodo di appannamento durante il periodo fascista, che voleva secolarizzarle per goderne i proventi, la secolare tradizione dell\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione di Lanciano rischi\u00f2 di concludersi per un evento davvero imprevedibile.<\/p>\n<p>Il 3 novembre 1952, subito dopo la conclusione dei riti di commemorazione dei defunti, l\u2019Arcivescovo, Monsignor Gioacchino Di Leo promulg\u00f2 il decreto con il quale dispose il trasferimento in perpetuo dell\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione dalla chiesa di San Filippo alla chiesa di Santa Chiara.<\/p>\n<p>L\u2019intenzione del Presule voleva essere forse quella di dare una sede pi\u00f9 decorosa al pio sodalizio, o forse quella di recuperare ad un uso funzionale l\u2019anticha chiesa annessa al monastero delle Clarisse che, stretta com\u2019era tra l\u2019asilo infantile Maria Vittoria e l\u2019Istituto Magistrale, correva forse il rischio di essere adibita ad usi non religiosi, o forse fu la considerazione che un altro uso potesse essere fatto della chiesa di San Filippo, che pure, con eroici sforzi, i confratelli si erano impegnati a riparare dai guasti causati dagli eventi bellici.<\/p>\n<p>Dalla chiesa venne asportato tutto quanto si poteva, l\u2019altare maggiore, le transenne, le opere d\u2019arte, ma non si poterono evitare alcune dispersioni, soprattutto tra le opere minori, nelle carte d\u2019archivio, e, fonte di grande rimpianto, la perdita definitiva dell\u2019antico organo.<\/p>\n<p>Non fu possibile, per\u00f2, ovviamente, trasportare nella nuova sede i resti dei confratelli che nella quiete della cripta di San Filippo riposavano il loro sonno eterno e questo fu probabilmente tra i motivi all\u2019origine dei gravi malumori che portarono molti aderenti all\u2019Arciconfraternita ad allontanarsene determinando un dissesto anche finanziario che port\u00f2, inevitabilmente, ad un lungo periodo di crisi che rese necessario, dal 1955 al 1961, il commissariamento della gestione dell\u2019Arciconfraternita.<\/p>\n<p>Il decennio successivo, sotto la guida dei Priori Angelo Costantini e Alberto D\u2019Antonio, fu caratterizzato dal grande lavoro di ricostituzione dell\u2019antica unit\u00e0 che legava i confratelli e di recupero degli aspetti di maggiore legame con la tradizione religiosa dell\u2019Arciconfraternita: la devozione per San Filippo, l\u2019allestimento dei \u201cSepolcri\u201d nel Gioved\u00ec Santo e la processione del Venerd\u00ec con il suo straordinario patrimonio musicale.<\/p>\n<p>Dagli anni \u201970, fino ai nostri giorni, l\u2019opera \u00e8 continuata sotto la guida dei giovani Priori Filippo De Rosa, Giacinto Luciani e Roberto Valerio, il cui ricordo \u00e8 ancora vivo tra quanti li conobbero e li ebbero cari.<\/p>\n<p>Le cerimonie religiose si sono fatte nel corso degli anni sempre pi\u00f9 imponenti per la magnificenza degli allestimenti e soprattutto per la grande partecipazione popolare.<\/p>\n<p>Sono stati recuperati, con attenti e pazienti restauri, i tanti capolavori che costituiscono il patrimonio artistico dell\u2019Arciconfraternita: il simulacro del Cristo Morto e le statue delle tre Marie, la settecentesca pala della Sacra Famiglia, che un tempo si trovava sull\u2019altare maggiore della chiesa di San Filippo, e i dipinti di Francesco Paolo Palizzi, che decorano le pareti della chiesa di Santa Chiara, anch\u2019essa totalmente rinnovata.<\/p>\n<p>Il sodalizio nel suo secolare impegno a favore dei fratelli pi\u00f9 svantaggiati continua ad affiancare alla sua originale missione quella della vestizione degli ignudi, con la periodica raccolta di abiti, e soprattutto, in anni pi\u00f9 recenti, i confratelli si sono impegnati per la creazione di un Banco Alimentare per la raccolta di cibo da distribuire ai bisognosi.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La grande ma ordinata, crescita del numero dei confratelli e dei settori di attivit\u00e0 del sodalizio, hanno trovato riscontro nelle iniziative, anche a carattere internazionale, che vedono da qualche anno protagonista l\u2019Arciconfraternita.<\/p>\n<p>E\u2019 giunta ormai alla dodicesima edizione la <em>Via Crucis quaresimale delle confraternite d\u2019Italia<\/em>, organizzata ogni anno dall\u2019Arciconfraternita Morte e Orazione con il patrocinio della Confederazione delle confraternite d&#8217;Italia<\/p>\n<p>Lanciano, dal 2 al 4 giugno del 2006, sotto il Priore Luigi Fratangelo, \u00e8 stata teatro, del <span><em>XVI <\/em><\/span><span><em>Cammino<\/em><\/span> <span><em>di<\/em><\/span><span><em> Fraternit\u00e0 delle Confraternite delle Diocesi d\u2019Italia<\/em><\/span><a href=\"\/#_ftn39\" name=\"_ftnref39\"><span>[39]<\/span><\/a>, che nel giorno conclusivo port\u00f2 in citt\u00e0 oltre diecimila confratelli provenienti da tutta Italia e anche dall\u2019estero (fig. 33)<\/p>\n<p>Le immagini della lunga processione, un corteo religioso formato da migliaia di persone, che attraversarono le vie di Lanciano domenica 4 giugno, dopo la celebrazione Eucaristica presieduta da S. E. Rev. ma Monsignor Carlo Ghidelli Arcivescovo di Lanciano-Ortona e concelebrata da S. E. Rev. ma Monsignor Armando Brambilla Vescovo Ausiliare di Roma e Delegato CEI per le Confraternite ed i Sodalizi, rimarranno ancora per molti anni nella memoria di coloro che parteciparono a quello straordinario evento.<\/p>\n<p>Negli ultimi decenni si \u00e8 assistito ad una vera e propria rinascita di questa importante istituzione che ha costituito uno stimolo anche per le altre confraternite che ancor oggi si impegnano attivamente e confermano la loro presenza nella Chiesa e nella societ\u00e0 con opere di beneficenza e di assistenza.<\/p>\n<p>Un compito forse pi\u00f9 facile nei piccoli centri, ma assai pi\u00f9 complesso in una citt\u00e0 come la nostra dove i cittadini, spesso, identificano le confraternite solo nelle cappelle funerarie del cimitero che esse gestiscono e stentano a credere che dietro i neri cappucci che sfilano durante la celebrazione dei riti della Settimana Santa ci siano uomini e donne che portano avanti col proprio impegno, alle soglie di un altro secolo e di un nuovo millennio, una tradizione secolare orientata all\u2019aiuto degli altri alla luce degli insegnamenti di Cristo.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\"><span>[1]<\/span><\/a> <em>Libro in cui si registrano l\u2019Entrate, Contratti, Rivoluzioni, Elezioni<\/em> (sic!) <em>d\u2019Officiali, Nomi de\u2019 Fratelli, ed ogn\u2019altro spettante della Confraternita della Morte e Orazione eretta dentro la V.<sup>e<\/sup> Chiesa di S. Giuseppe dell\u2019istessa Confraternita della citt\u00e0 di Lanciano. Principiando dall\u2019anno mille settecento e diciotto, 1718<\/em>, Archivio Storico dell\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione di Lanciano, il volume riporta atti fino al 1896 e si compone di 119 pagine numerate.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\"><span>[2]<\/span><\/a> Alcune fonti, tra le quali il verbale dell\u2019Arciconfraternita del 29 settembre 1892, indicano la data di fondazione al 1556. Tale data non trova, alcun riscontro nella documentazione per ora disponibile.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\"><span>[3]<\/span><\/a> Ferdinando Fuga (Firenze, 1699 \u2013 Roma, 1782) \u00e8 stato tra i pi\u00f9 noti architetti italiani. Quasi tutte le sue opere principali si trovano a Roma e a Napoli. A Roma: la facciata di Santa Cecilia in Trastevere, il Palazzo della Consulta, la chiesa di Santa Maria dell\u2019Orazione e Morte, nel 1736 progetta la trasformazione di Palazzo Corsini gi\u00e0 Riario. Sempre sua \u00e8 la facciata di Santa Maria Maggiore e la Chiesa di Sant\u2019Apollinare che realizza dopo il 1748. A Napoli progetta la Cappella Cellamare e lavori al Palazzo omonimo, il celebre e grandioso Albergo dei Poveri, la facciata della chiesa dei Gerolamini del 1780, il Palazzo Caramanico, il Palazzo Giordano, il Cimitero delle 366 fosse a Poggioreale, per l&#8217;Ospedale degli Incurabili, e il distrutto Palazzo dei Granili.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\"><span>[4]<\/span><\/a> Cfr. Florindo Carabba, <em>Lanciano un profilo storico \u2013 dalle origini al 1860<\/em>, Banca Popolare di Lanciano e Sulmona, 1995, pag. 243, 285, 300 \u2013 301.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\"><span>[5]<\/span><\/a> Archivio Storico Diocesano, Busta VIII A 5.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\"><span>[6]<\/span><\/a> Cfr. Michele Scioli, <em>Il libro di memorie di A. L. Antinori<\/em>, Edizioni Libreria Colacchi, DASP, L\u2019Aquila, 1995, pagg 44, 425. Michele Scioli, <em>Documenti per la storia di Castel Frentano<\/em>, Castel Frentano, 2007, vol I, pag. 322.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\"><span>[7]<\/span><\/a> Michele Scioli, <em>Il libro di memorie di A. L. Antinori<\/em>, Edizioni Libreria Colacchi, DASP, L\u2019Aquila, 1995, pagg 119 \u2013 120, 149.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\"><span>[8]<\/span><\/a> Sulle vicende della fondazione della chiesa di San Giuseppe cfr: Alfredo Di Campli e Marcello Ammirati, <em>L\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione sotto la protezione di San Filippo Neri<\/em>, Lanciano, Casa Editrice Rocco Carabba, 2006, pag. 28.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\"><span>[9]<\/span><\/a> La <em>Storia di Giuseppe il falegname<\/em> ci \u00e8 pervenuta attraverso tre redazioni:<\/p>\n<p>boairica (dialetto copto del basso Egitto), pubblicato nel 1876 da E. Revillout dal codice Vaticano 66-2;<\/p>\n<p>saidica (dialetto copto dell&#8217;alto Egitto), composta di tre frammenti incompleti:<\/p>\n<ol>\n<li>Museo Borgia 116 (cc. 4-8);<\/li>\n<li>British Museum Orient 3581 b 11 (cc. 13-15);<\/li>\n<li>Museo Borgia 121 (cc. 13-24);<\/li>\n<\/ol>\n<p>araba, pubblicata nel 1712 da G. Wallin dal manoscritto della Biblioteca Reale di Parigi 432.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\"><span>[10]<\/span><\/a> Dal sito www.intratext.com.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\"><span>[11]<\/span><\/a> L\u2019opera faceva pendant con un dipinto dalle analoghe caratteristiche avente per soggetto San Francesco Di Paola, ora anch\u2019esso presso il Museo Diocesano di Lanciano.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\"><span>[12]<\/span><\/a> Sulle origini della ricca famiglia Di Suna \u2013 Malfigliolo cfr: Michele Scioli <em>Documenti per la storia di Castel Frentano<\/em>, Castel Frentano, 2007, vol I, pag. 80, nota n\u00b0 101.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\"><span>[13]<\/span><\/a> Le indulgenze delle quali beneficiavano i confratelli vennero riconosciute da Mons. Francesco Maria Petrarca, Arcivescovo di Lanciano, in occasione della Santa Visita del 17 aprile 1877 e sono riportate nel volumetto s. a., <em>Regolamento della Regia Arciconfraternita della Morte e Orazione di San Filippo Neri in Lanciano<\/em>, Tipografia Nasuti, Lanciano, 1923, pagg. 7 \u2013 9.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\"><span>[14]<\/span><\/a> <em>Sommario di tutti gl&#8217;obblighi de&#8217; fratelli et sorelle della Ven. Archiconfraternita della Morte et Orat\u00edone, con l&#8217;indulgenze<\/em>. Una copia del documento, risalente al 1602, \u00e8 reperibile presso la sagrestia della cappella della Confraternita del Monte dei Morti di Chieti.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref15\" name=\"_ftn15\"><span>[15]<\/span><\/a> Cfr: Giuseppe Fontana, <em>Il noviziato e l\u2019abito confraternale<\/em>, in \u201c<em>L\u2019Arciconfraternita Morte e Orazione sotto la Protezione di San Filippo Neri<\/em>, Casa Editrice Rocco Carabba, Lanciano, 2006, pagg. 162 &#8211; 166<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref16\" name=\"_ftn16\"><span>[16]<\/span><\/a> Cesare Vecellio (Pieve di Cadore 1521 &#8211; Venezia 1601) fu cugino del pi\u00f9 noto Tiziano alla cui bottega, per molti anni, collabor\u00f2. Si dedic\u00f2 alla realizzazione di dipinti a soggetto sacro per le chiese della provincia bellunese. A Venezia svolse anche l\u2019attivit\u00e0 di miniatore e incisore. Deve la sua notoriet\u00e0 soprattutto alla raccolta <em>Degli habiti antichi e moderni delle diverse parti del mondo<\/em>, pubblicata a Venezia presso Damian Zenero nel 1590. 500 tavole di costumi europei (361 tavole) d&#8217;\u2019Asia e d\u2019Africa. La seconda edizione, del 1598 per i tipi di Bernardo Sessa, ha 87 tavole in pi\u00f9. La raccolta del Vecellio presenta particolare interesse per la storia della moda italiana per le precise informazioni che l&#8217;autore unisce a ogni tavola.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref17\" name=\"_ftn17\"><span>[17]<\/span><\/a> Ringrazio per questa importante indicazione il Marchese Nicolas de Piro d\u2019Amico Inguanez, 9\u00b0 Barone di Budaq, il quale ha anche pubblicato uno di questi ormai rarissimi oggetti nel volume: Nicolas de Piro, <em>The Quality of Malta &#8211; Fashion and Taste in Private Collections<\/em>, AVC Publishers, Malta 2003, pag. 64.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref18\" name=\"_ftn18\"><span>[18]<\/span><\/a> AA. VV., <em>L\u2019Arciconfraternita Morte e Orazione sotto la Protezione di San Filippo Neri<\/em>, Casa Editrice Rocco Carabba, Lanciano, 2006, pag. 51 \u2013 56.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref19\" name=\"_ftn19\"><span>[19]<\/span><\/a> Omobono Bocache, <em>Storia di Lanciano<\/em>, manoscritto presso la Biblioteca comunale \u201cR. Liberatore di Lanciano\u201d pag. 276, e AA. VV., <em>L\u2019Arciconfraternita Morte e Orazione sotto la Protezione di San Filippo Neri<\/em>, Casa Editrice Rocco Carabba, Lanciano, 2006, pag. 51.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref20\" name=\"_ftn20\"><span>[20]<\/span><\/a> Protocolli del Notaio Simone Peschio: 12 marzo 1721, 24 febbraio 1722, 22 giugno 1726. Archivio di Stato di Chieti sezione di Lanciano.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref21\" name=\"_ftn21\"><span>[21]<\/span><\/a> Nel 1644 Francesco Valsecca dispose, con testamento, che tutti i suoi beni fossero impiegati per l\u2019istituzione in Lanciano di un Collegio di Religiosi che si facesse carico \u201cdella educazione dei giovinetti tanto in materia di costumi che di letteratura\u201d. Le sue volont\u00e0 non trovarono attuazione che nel 1734, quando fu aperta la scuola tenuta dagli Scolopi, nell\u2019edificio oggi occupato dal Municipio.<\/p>\n<p>Gli scolopi costruirono anche una chiesa, dedicata a San Giuseppe Calasanzio, abbattuta per la costruzione del Teatro Fedele Fenaroli.<\/p>\n<p>Cfr. <em>Florindo Carabba, Valsecca (Famiglia)<\/em><em>, in \u201cDizionario dei Personaggi, della Storia e della Cultura Lancianese\u201d<\/em><em> a cura di Raffaele Marciani, Rotary Club di Lanciano, Lanciano, 2006, pag. 75.<\/em><\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref22\" name=\"_ftn22\"><span>[22]<\/span><\/a> Opera del Maestro lapicida Luigi Morgione.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref23\" name=\"_ftn23\"><span>[23]<\/span><\/a> Bocache, U., <em>Storia di Lanciano<\/em> (Ms. presso la biblioteca Comunale di Lanciano), vol. VII, pagg. 285 &#8211; 286 e segue nelle pagg. 301-305<strong>. <\/strong>Cfr. p. Osvaldo Tosti delle Scuole Pie, <em>S. Pompilio Maria Pirrotti delle Scuole Pie, Supplemento <\/em>a cura di\u00a0 p. Osvaldo Tosti delle Scuole Pie, op. cit. pagg. 72 e 73.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref24\" name=\"_ftn24\"><span>[24]<\/span><\/a> p. Osvaldo Tosti delle Scuole Pie,<em> S. Pompilio Maria Pirrotti delle Scuole Pie,\u2013 Supplemento <\/em>a cura di \u00a0p. Osvaldo Tosti delle Scuole Pie, op. cit.72.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref25\" name=\"_ftn25\"><span>[25]<\/span><\/a> <span>Pompilio<\/span> Maranca sposer\u00e0, nel 1772, Egidia Antinori, nipote di Mons. Ludovico Antinori. Da questo matrimonio ebbe origine il casato Maranca Antinori estintosi nei figli di Don Francesco Stella e di Donna Leonilde Maranca Antinori, Don Filippo (1875 &#8211; 1964), Donna Marianna (1873 &#8211; 1967) e Donna Maria Assunta (1881 \u2013 1967).<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref26\" name=\"_ftn26\"><span>[26]<\/span><\/a> F\u00e8lix Labaro Martinez, <em>San Pompilio Maria Pirrott<\/em>i<em>: Su Persona, Vocacion, Caracter y Fisonomia Espiritual, <\/em>Madrid 1976.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref27\" name=\"_ftn27\"><span>[27]<\/span><\/a> Lettera scritta al padre da Melfi il 6 agosto 1731, conservata nell\u2019Archivio Museo Pompiliano di Montecalvo Irpino.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref28\" name=\"_ftn28\"><span>[28]<\/span><\/a> Su San Pompilio Maria \u00e8 possibile consultare il sito internet http:\/\/www.sanpompilio.it ed in particolare la ricerca storica e i testi a cura di G. B. M. Cavalletti<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref29\" name=\"_ftn29\"><span>[29]<\/span><\/a> Giuseppe Capretti nacque nel 1742 dal Magnifico don Alessandro e dalla sua seconda moglie Gesualda Maranca.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref30\" name=\"_ftn30\"><span>[30]<\/span><\/a> Alfredo Di Campli e Marcello Ammirati, <em>L\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione sotto la protezione di San Filippo Neri<\/em>, Casa Editrice Rocco Carabba, Lanciano 2006, pagg. 56 &#8211; 58.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref31\" name=\"_ftn31\"><span>[31]<\/span><\/a> L\u2019originale di tale documento, su pergamena, \u00e8 conservato presso l\u2019Archivio Storico dell\u2019Arcidiocesi di Lanciano Ortona, mentre una copia antica \u00e8 presso l\u2019archivio \u201cFilippo Sargiacomo\u201d attualmente custodito nella Sezione d\u2019Archivio di Stato di Lanciano.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref32\" name=\"_ftn32\"><span>[32]<\/span><\/a> \u201cRapporto di Don Simone Peschio a Giuseppe Napoleone sullo stato della citt\u00e0 [di Lanciano] nel 1806\u201d del 25 ottobre 1806, pag. 6. Il documento fa parte dell\u2019Archivio della Sottintendenza e Sottoprefettura di Lanciano, Archivio di Stato di Chieti \u2013 Sezione di Lanciano, Busta 47 fascicolo 1.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref33\" name=\"_ftn33\"><span>[33]<\/span><\/a> <span>Nicola Maria Talli, <em>Statistica della Citt\u00e0 e dell\u2019Agro di Lanciano nel 1856<\/em>, paragrafo 43, manoscritto presso la Biblioteca Comunale \u201cRaffaele Liberatore\u201d Lanciano, Fondo Marciani<\/span>.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref34\" name=\"_ftn34\"><span>[34]<\/span><\/a> Arcivescovo di Lanciano e Ortona dal 22 giugno 1896 al 29 gennaio 1917.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref35\" name=\"_ftn35\"><span>[35]<\/span><\/a> Cfr. Florindo Carabba, Lanciano un profilo storico \u2013 dal 1860 al 1945, Lanciano, Casa Editrice Rocco Carabba, 2001, pag. 292 e Martina Luciani, Pier Paolo Carinci, <em>L\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione sotto la protezione di San Filippo Neri<\/em>, Lanciano, Casa Editrice Rocco Carabba, 2006, pagg. 85 \u2013 89.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref36\" name=\"_ftn36\"><span>[36]<\/span><\/a> Monsignor Pietro Tesauri nacque a Cavriago il 28 novembre 1882. Ordinato sacerdote il 17 giugno 1905, sin agli inizi del suo ministero si segnal\u00f2 per l\u2019intensa attivit\u00e0 nel settore delle opere sociali. Laureatosi in lettere classiche a Firenze ritorn\u00f2 nella sua diocesi per insegnare nel Seminario. Quando, nel 1919, nacque il Partito Popolare Italiano fu tra i pi\u00f9 ferventi promotori partecipando attivamente alla vita politica. Nominato Vescovo di Isernia &#8211; Venafro nel maggio 1933 vi rimase fino al 1939, quando pass\u00f2 alla sede vescovile di Lanciano dove fu sempre interessato alla formazione spirituale e morale del suo clero e dei suoi fedeli diocesani. Durante la Seconda Guerra Mondiale monsignor Tesauri tenne un eroico comportamento e in particolare durante l\u2019occupazione tedesca e si impegn\u00f2 molto al sollevamento materiale e spirituale dei fedeli.<\/p>\n<p>Il Presidente della Repubblica, nel 1959, gli concesse alla memoria la croce di guerra al valor militare e partigiano per la Resistenza.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref37\" name=\"_ftn37\"><span>[37]<\/span><\/a> AA. VV., <em>Mons. Pietro Tesauri<\/em>, Lanciano, Arcidiocesi di Lanciano Ortona, 2005.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref38\" name=\"_ftn38\"><span>[38]<\/span><\/a> Registro dei Verbali del Consiglio Direttivo, seduta del 20 giugno 1945, Archivio Storico dell\u2019Arciconfraternita della Morte e Orazione di Lanciano.<\/p>\n<p><a href=\"\/#_ftnref39\" name=\"_ftn39\"><span><em><strong>[39]<\/strong><\/em><\/span><\/a> <em>Nelle precedenti edizioni il Cammino di Fraternit\u00e0 si \u00e8 tenuto a (Firenze, Lecce, Palermo, Sorrento, Loreto, Bologna, Messina, Assisi, Roma, Campobasso, Taranto, Bergamo, Genova, Catania.<\/em><\/p>\n<p>[\/et_pb_toggle][\/et_pb_column][\/et_pb_row][\/et_pb_section]<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>STORIA &nbsp; Alla fine del XVI sec., nel corso di una grave epidemia di peste, diversi devoti lancianesi, vedendo che nelle campagne e, talvolta, anche in citt\u00e0, molti defunti poveri rimanevano insepolti, cominciarono a dare una cristiana sepoltura a chi moriva in povert\u00e0, accompagnando liturgicamente i loro cadaveri e suffragandoli con il sant\u2019uffizio della messa. 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